La parola “permacultura” è stata creata da Bill Mollison e da David Holmgren a metà degli anni ‘70 per descrivere un sistema integrato ed evolutivo di specie vegetali ed animali perenne o auto-perpetuante, ed utile all’uomo.

All’inizio significava “permanent agriculture”, agricoltura permanente. La sua definizione ha poi allargato il suo focus: da una agricoltura permanente o sostenibile si è evoluta in una cultura permanente o sostenibile.

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La Permacultura è un concetto ampio dai confini sfumati, che unisce un gran numero di influenze, discipline e campi di applicazione. Questa trasversalità la qualifica più come un metodo, che, sebbene fondi le sue radici sull’esperienza delle comunità agricole australiane, apre ad applicazioni che non si limitano solo all’agricoltura.

Holmgren definisce la Permacultura come “Paesaggi consapevolmente progettati, che imitano relazioni e modelli esistenti in Natura e forniscono cibo, fibra ed energia per soddisfare i bisogni locali” ed aggiunge “io considero la Permacultura come l’utilizzo di sistemi di pensiero e principi di progettazione che forniscano la cornice organizzativa per mettere in pratica la prospettiva o visione delineata”[Holmgren, 2002].

E’ meglio quindi definirla una metodologia in continua espansione ma con un fondamento chiaro: osservare la profonda intelligenza della Natura e ristrutturare il pensiero umano, i suoi intenti e le sue opere per riallinearsi con essa. Non è casuale che la sua sfera di origine sia l’agricoltura, ambito che più di altri dipende dal legame tra Uomo e Natura.

Il fondamento non è pertanto una moda o un’ideologia ma l’osservazione che questo è il metodo, non solo più sostenibile e duraturo, ma anche più efficiente per produrre valore, benessere, cultura e consapevolezza in ogni sistema.